cybermobility


CyberMobility di Movalia
 è un progetto estremamente innovativo che guarda al futuro della mobilità sostenibile, una sorta di evoluzione naturale di quella che è stata ed è ancora oggi l’Infomobilità.

cybermobility

Gli “albori” dell’infomobilità

C’erano una volta i primi servizi di infomobilità, servizi che possiamo far risalire ai primi anni 2000, quando ancora la parola “CyberMobility” evocava racconti di fantascienza. Potremmo definirla Infomobilità 1.0.

In questa prima fase l’infomobilità si è preoccupata di definire metodi e standard per raccolta, codifica e scambio di informazioni. Tali scambi avvengono tra sistemi tecnologici di gestione dei trasporti e i servizi all’utenza. Questi sono gli anni in cui si sono sviluppati i primi servizi TMC (Traffic Message Channel) e definiti gli standard i cui sviluppi costituiranno le basi per le pratiche e le architetture Intelligent Transport System (ITS).

Infomobilità 2.0

Nell’ultima decade, l’avvento di canali di telecomunicazione 3G/4G, Wi-Fi e Bluetooth ha consentito il passaggio ad una fase definibile come Infomobilità 2.0. Il canale principale di fruizione delle informazioni di infomobilità si trasferisce definitivamente su dispositivi personali come smartphone e navigatori. In questa fase inizia a svilupparsi il concetto di interazione con l’utente per la creazione di contenuti utili agli utenti stessi. L’obiettivo di generare il contenuto di base per i servizi utilizzando anche il contenuto generato dagli utenti in mobilità, si incontrerà più tardi. O meglio si inconterà in forma più avanzata con l’avvento di una successiva fase, quella che Movalia definisce “CyberMobility”.

La rapida evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha moltiplicato velocemente le opportunità nel settore dell’infomobilità. È aumentato il numero di informazioni mediamente processato in una certa unità di tempo per ottenere un servizio di infomobilità. Così come sono aumentati improvvisamente scenari applicativi per le prime ipotesi di smart mobility, nella gestione di una mobilità che utilizza dati e modelli intelligenti. Ipotesi che hanno dato impulso alla ricerca e all’innovazione nel settore.

Questa fase in ogni caso non può considerarsi conclusa. C’è ancora molto da ricercare e dimostrare, sia a livello di soluzioni possibili che di implementazione pratica dei processi.

Infomobilità 2.0

Nell’ultima decade, l’avvento di canali di telecomunicazione 3G/4G, Wi-Fi e Bluetooth ha consentito il passaggio ad una fase definibile come Infomobilità 2.0. Il canale principale di fruizione delle informazioni di infomobilità si trasferisce definitivamente su dispositivi personali come smartphone e navigatori. In questa fase inizia a svilupparsi il concetto di interazione con l’utente per la creazione di contenuti utili agli utenti stessi. L’obiettivo di generare il contenuto di base per i servizi utilizzando anche il contenuto generato dagli utenti in mobilità, si incontrerà più tardi. O meglio si inconterà in forma più avanzata con l’avvento di una successiva fase, quella che Movalia definisce “CyberMobility”.

La rapida evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha moltiplicato velocemente le opportunità nel settore dell’infomobilità. È aumentato il numero di informazioni mediamente processato in una certa unità di tempo per ottenere un servizio di infomobilità. Così come sono aumentati improvvisamente scenari applicativi per le prime ipotesi di smart mobility, nella gestione di una mobilità che utilizza dati e modelli intelligenti. Ipotesi che hanno dato impulso alla ricerca e all’innovazione nel settore.

Questa fase in ogni caso non può considerarsi conclusa. C’è ancora molto da ricercare e dimostrare, sia a livello di soluzioni possibili che di implementazione pratica dei processi.

L’era della “CyberMobility”

Arriviamo quindi all’ultima fase oggi in atto, Infomobilità 3.0, sostenuta dalla rapida evoluzione della fase precedente. Sono aumentate negli anni, le esigenze di sostenibilità dei servizi e di maggiore integrazione dell’utente con i suoi “flussi informativi”. Ciò accade in un contesto di crescita della densità di informazione che circonda gli utenti in mobilità.

Diventa quindi necessario riconsiderare i servizi di infomobilità, con l’intento di garantire una relazione tra utente e servizio (user experience) più efficiente. In questa nuova fase bisogna saper interpretare l’enorme flusso di dati disponibili per “profilare” l’utente finale e anticiparne le esigenze. Solo così è possibile supportare l’utente nei propri spostamenti in mobilità in modo più semplice e naturale.

La fase attuale è stata rinominata da MovaliaCyberMobility”, per sottolineare l’integrazione tra organismo umano (l’utente) e il sistema tecnologico, a cui si attribuisce il termine “cyber”.

Obiettivi e definizioni della CyberMobility

Questa nuova era dell’infomobilità è tutta in divenire, ma come progetto di Movalia ha degli obiettivi ben delineati.

La principale caratteristica dell’Infomobilità 3.0 è quella di un aumento esponenziale del volume di informazioni che possono essere scambiate tra utente e servizio tecnologico. Bisogna quindi sapere interpretare dati dinamici sulla mobilità, oltre che avere le architetture necessarie per raccoglierli.

Si parla di Big Data quando i dati vengono ricavati direttamente dagli utenti o da comunità degli stessi. Questo può accadere attraverso una rete di sensori e di tecnologie con cui gli utenti interagiscono. La raccolta di tali informazioni da parte dell’industria automobilistica, operatori telefonici o altre società specializzate, avviene grazie alle localizzazioni per le quali l’utente ha espresso consenso, o attraverso le sue interazioni con le community tecnologiche. Informazioni sulla posizione geografica e altri dati possono essere elaborate per ricavare informazioni sullo stato di viabilità o del servizio di trasporto.

I Big Data per un’efficace user experience nell’ambito della mobilità, si completano con gli Open Data. Sono i cosiddetti “dati aperti” e consultabili, raccolti dalle istituzioni in diverse modalità.

cybermobility

Obiettivi e definizioni della CyberMobility

Questa nuova era dell’infomobilità è tutta in divenire, ma come progetto di Movalia ha degli obiettivi ben delineati.

La principale caratteristica dell’Infomobilità 3.0 è quella di un aumento esponenziale del volume di informazioni che possono essere scambiate tra utente e servizio tecnologico. Bisogna quindi sapere interpretare dati dinamici sulla mobilità, oltre che avere le architetture necessarie per raccoglierli.

cybermobility

Si parla di Big Data quando i dati vengono ricavati direttamente dagli utenti o da comunità degli stessi. Questo può accadere attraverso una rete di sensori e di tecnologie con cui gli utenti interagiscono.

La raccolta di tali informazioni da parte dell’industria automobilistica, operatori telefonici o altre società specializzate, avviene grazie alle localizzazioni per le quali l’utente ha espresso consenso, o attraverso le sue interazioni con le community tecnologiche. Informazioni sulla posizione geografica e altri dati possono essere elaborate per ricavare informazioni sullo stato di viabilità o del servizio di trasporto.

I Big Data per un’efficace user experience nell’ambito della mobilità, si completano con gli Open Data. Sono i cosiddetti “dati aperti” e consultabili, raccolti dalle istituzioni in diverse modalità.

cybermobility
cybermobility

Come detto, tanta disponibilità di dati significa anche trovare tecniche adeguate di analisi. Il progetto M-Sense di Movalia ad esempio utilizza il machine learning e altre tecniche di intelligenza artificiale. In questo modo si può ricavare il comportamento di un utente in mobilità (a piedi, in auto, sull’autobus ecc.) e ricavarne servizi utili e su misura dell’utente.

Non solo, le potenzialità del progetto CyberMobility sono ancora più ampie. Attraverso un’elaborazione dati che si basa su eventi ricorrenti in mobilità (modelli previsionali), si può delineare il percorso migliore per un utente profilato ad una determinata ora del giorno, prevedendo il traffico o considerando gli orari dei mezzi pubblici ad esempio.

Nell’era della CyberMobility, Movalia ha in progetto di utilizzare il crowd sensing. Si tratta di una raccolta dati della “folla” in strada per capire in che contesto ambientale si sta muovendo una persona. In ambito di smart mobility, è possibile prevedere un percorso profilato per l’utente, ma soprattutto sostenibile per l’ambiente, evitando traffico e congestione.

Concludendo, il progetto CyberMobility di Movalia si propone di migliorare l’integrazione dell’utente in mobilità con il contesto che lo circonda (Intelligenza ambientale). Ciò può diventare possibile attraverso l’uso e l’interazione con gli elementi IoT (Internet of Things), oggetti che comunicano in modo semplice e comprensibile dal quale anche gli utenti della mobilità vivono ormai circondati.

cybermobility

Come detto, tanta disponibilità di dati significa anche trovare tecniche adeguate di analisi. Il progetto M-Sense di Movalia ad esempio utilizza il machine learning e altre tecniche di intelligenza artificiale. In questo modo si può ricavare il comportamento di un utente in mobilità (a piedi, in auto, sull’autobus ecc.) e ricavarne servizi utili e su misura dell’utente.

Non solo, le potenzialità del progetto CyberMobility sono ancora più ampie. Attraverso un’elaborazione dati che si basa su eventi ricorrenti in mobilità (modelli previsionali), si può delineare il percorso migliore per un utente profilato ad una determinata ora del giorno, prevedendo il traffico o considerando gli orari dei mezzi pubblici ad esempio.

cybermobility

Nell’era della CyberMobility, Movalia ha in progetto di utilizzare il crowd sensing. Si tratta di una raccolta dati della “folla” in strada per capire in che contesto ambientale si sta muovendo una persona. In ambito di smart mobility, è possibile prevedere un percorso profilato per l’utente, ma soprattutto sostenibile per l’ambiente, evitando traffico e congestione.

Concludendo, il progetto CyberMobility di Movalia si propone di migliorare l’integrazione dell’utente in mobilità con il contesto che lo circonda (Intelligenza ambientale). Ciò può diventare possibile attraverso l’uso e l’interazione con gli elementi IoT (Internet of Things), oggetti che comunicano in modo semplice e comprensibile dal quale anche gli utenti della mobilità vivono ormai circondati.

Nel settore dell’infomobilità oggi avere architetture IoT per far interagire tra di loro gli elementi tecnologici è molto importante. Siano questi elementi strumenti dell’utente o dei produttori di servizi, sono fondamentali per migliorare e ribaltare il punto di vista. Non è più l’utente della mobilità che interroga i servizi, ma sono gli oggetti collegati in rete che generano l’informazione base per creare i servizi con le caratteristiche desiderate.

L’aspetto più interessante dell’Intelligenza ambientale è proprio questo: ricavare, anche dal contesto in cui l’utente si trova, informazioni “anticipative” dei bisogni in relazione alle esigenze personali di mobilità.

cybermobility
cybermobility

Nel settore dell’infomobilità oggi avere architetture IoT per far interagire tra di loro gli elementi tecnologici è molto importante. Siano questi elementi strumenti dell’utente o dei produttori di servizi, sono fondamentali per migliorare e ribaltare il punto di vista. Non è più l’utente della mobilità che interroga i servizi, ma sono gli oggetti collegati in rete che generano l’informazione base per creare i servizi con le caratteristiche desiderate.

L’aspetto più interessante dell’Intelligenza ambientale è proprio questo: ricavare, anche dal contesto in cui l’utente si trova, informazioni “anticipative” dei bisogni in relazione alle esigenze personali di mobilità.